10 maggio 2013

Elio e le Storie Tese ne L'Album Biango: recensionissima

Finalmente è arrivato, dopo cinque anni. 
Eh già, sono CINQUE ANNI dall'ultimo, andate a controllare il calendario, veloggiuro. Come vola il tempo, la vita è così breve e tutte frasi del genere.






No seriamente. L'album. L'Album Biango. L'ho ascoltato al giorno d'uscita, ma ho voluto aspettare un pochino per evitare commenti falsati dall'entusiasmo, ma soprattutto per ascoltarlo più volte ed assimilarlo meglio, non tipo i recensori di testate illustri che: 

"Ah sì, l'ho sentito una volta in treno con l'mp3 che tra l'altro c'aveva una cuffietta rotta, mentre giocavo a Ruzzle, mi ricordo poco che pensavo alla tipa che avevo davanti. Però boh, non mi piace, sembrano tutte b-sides, gli Elii non sono quelli di una volta, sono andati anche ad X-Factor... Io invece volevo fare il parrucchiere. Volevo un negozio di tagliato ai capelli." 

Ecco, volevo evitare una roba così. Per il bene di chi legge. E a me manco mi pagano, per dire che stronzo che sono.






Prima di tutto, beccatevi un pezzo della conferenza stampa di presentazione:





Dicevamo? Ah sì. L'album. L'Album Biango. Andiamolo ad analizzare traccia per traccia, senza spoilerarvi troppo perché certe cose vanno solo che ascoltate per essere comprese. Piccola parentesi sulla struttura. Come già detto prima dell'uscita, il titolo è simpaticamente una citazione al White Album dei Beatles: quindici tracce, di cui 3 già conosciute ai più congiunte dai soliti piccoli siparietti demenziali (che sono una delle cose più belle dei loro album) con storie di personaggi che provengono dai precedenti album o addirittura con qualche ospite illustre che non vi sto a spoilerare, perchè fa ridere trovarsi gente famosa così all'improvviso dentro le orecchie. E sopratutto non ve lo dico così vi prende la curiosità e siete costretti ad ascoltarlo. Ma basta cincischiare. Andiamo al sodo dell'album. L'Album Biango.


L'album inizia con Televisione russa, breve introduzione all'album dove una reporter russa parla di ciò che è accaduto a Sanremo, citando Celentano, Toto Cotugno con l'Armata Rossa e per l'appunto Elio e le Storie Tese. C'è poco da dire, è questo il tutto. 
Di seguito Dannati Forever, una delle due presentate a Sanremo ma bocciata. Frizzante e sarcastica, parla del fatto che andremo tutti all'inferno perché in un modo o nell'altro abbiamo tutti quanti peccato in qualche modo nella nostra vita. La versione è all'incirca quella presentata al Festival, c'è qualche controcanto in più, ma sono cose piccoline. 
Subito dopo La canzone mononota fa capolino, secondo posto a Sanremo, incetta di premi dalla critica, quasi un tormentone. La seconda canzone su tre che potevate già conoscere prima dell'uscita dell'album. Sostanzialmente la canzone è basata su una sola nota, il Do. Anche se ci sono due salti d'ottava, l'incipit è formato da 18 diverse note e ci sono cambi di ritmo e accordo, il fulcro è quello di utilizzare una sola nota per creare una canzone, che non c'è bisogno di strafare al Festival. Fatta un po' per sfotto all'ambiente di Sanremo, è arrivata per l'appunto seconda, confermando ciò che gli Elii dicevano nella canzone. Curiosità: la canzone inizialmente s'intitolava "La canzone monotona" e aveva una struttura differente, in seguito al refuso di un giornale che la chiamò "Mononota" gli Elii decisero di cambiarne il titolo e rimaneggiarla per renderla com'è ora. 
Il ritmo della sala prove è probabilmente un sincero amarcord della band, che racconta i cliché delle band emergenti, sempre alla ricerca di componenti e posti dove poter provare le canzoni. Un divertissement fine a sè stesso sullo stile pop rock inglese alla Beatles, con un bel intrufolamento di armonica. E chiudete la porta che c'è da fare l'assolo. 
Lettere dal WWW ed Enlarge (Your Penis) raccontano invece il rapporto con internet, da una parte con le mail piene di errori da parte di ragazze straniere sconosciute e probabilmente inesistenti che si ricevono ogni tanto, dall' altro con il martellante solito spam che si trova sulla posta elettronica e che a volte riporta messaggi sessualmente espliciti e senza senso. La seconda canzone ha anche intitolato l'ultimo tour della band. Non so, mi aspettavo qualche stoccata più incisiva sull'argomento, invece abbiamo "solo" due canzoni divertenti e suonate tecnicamente in modo impeccabile (ma questa è ormai una costante della band, chevvelodico a fare) che non restano troppo impresse nella memoria. A differenza di Lampo, una delle canzoni che più mi è rimasta in testa, sarà il ritornello trascinante, sarà lo stile ròc, però prende bene, veloggiuro. La canzone è un'altra critica sotto forma di musica alla tecnologia, in questo caso all'utilizzo compulsivo di macchine fotografiche, cellulari e tablet per fotografare qualsiasi persona, animale, cosa, città, concerto, invece di goderselo effettivamente. Poco ma sicuro, la canzone è nata dopo questo video: 





Subito dopo, Luigi il pugilista, canzonetta pop che parla di un pugile che non viene picchiato dagli avversari perché indossa sempre gli occhiali e quindi vince tutti gli incontri. Un po' l'erede spirituale di Gimmi I. anche se la canzone non tratta di nessun argomento spinoso e non ha la verve tagliente della suddetta. E allora erede spirituale il chezzo. Sarò io, ma è la canzone che mi è piaciuta meno.
Una sera con gli amici sullo stile anni '50 del doo-wop, canzone musicalmente brillante, il testo parla di come quando ci si trovi tra amici si stia sempre a parlare male di quello che non c'è. E quando sei tu quello a mancare? Ecco. Meglio esserci sempre alle serate tra amici. Sull'onda del "fa ridere perchè è vero" insomma. 
Amore Amorissimo è praticamente un What-If implicito: se Domenico Modugno fosse stato un componente degli Elio e le Storie Tese e avesse cantato "Meraviglioso", cosa sarebbe successo? Sarebbe successa questa canzone. Nè più nè meno. E non so, l'avro ascoltata almeno dieci volte e mi fa sorridere sempre. Probabilmente la mia canzone preferita dell'album.
Altro brano che prende in giro la quotidianità dell'uomo che combatte contro il logorio della vita moderna è Il tutor di Nerone, che parte in vacanza in posti sperduti per tenere lontani il lavoro e i cagacazzi. E invece se li ritrova anche lì. Critica verso il milanese medio sempre di corsa, che se si fermasse un attimo e iniziasse a studiare filosofia, chessò Seneca (il tutor di Nerone appunto) scoprirebbe tante belle cosine che gli renderebbero la vita migliore. Un "dove chezzo correte tutti quanti" insomma. 
Reggia (Base per altezza) è la stumentale apertura (suonata dai mitologici Area) a Come gli Area, canzone che racconta appunto lo stile degli Area utilizzandolo come esempio per creare una canzone. Dalla chitarra di Tofani ai campionamenti, fino all'utilizzo della voce come il compianto Stratos. Un vero e proprio omaggio ad una delle band progressive più tecniche ed importanti della storia della musica italiana e non solo.
Chiudono (oppure no?) l'album A Piazza San Giovanni, cantata da Eugenio Finardi, e Complesso del Primo Maggio, l'ultima canzone uscita prima dell'album sottoforma di singolo. Entrambe trattano degli elementi ormai ridondanti nell'ambiente del concerto del Primo Maggio a Roma: da una parte il pubblico stereotipatizzato che si presenta al concertone più che altro perché è gratis e non tanto per gli intenti culturali, dall'altro dagli artisti partecipanti al concerto che sono praticamente sempre gli stessi e sempre con lo stesso stilema. Dai Linea 77 a Van De Sfroos, vengono tutti presi per il culo allegramente. E tutti muti. Robe che solo gli Elii. E poi? E poi l'album sarebbe finito. E il sarebbe non è messo a caso *ammicca ammicca*.



Concludo questa recensionissima che dice tanto ma non dice tutto: che gli Elio e le Storie Tese abbiano ormai trasceso il concetto di gruppo musicale e siano ormai da considerare uno spettacolo a tutto tondo, che sia musica, satira, impegno sociale è cosa ormai consolidata. Molta musica sulla musica. Un disco magari non perfetto che presenta scelte stilistiche musicali impeccabili e scelte contenutistiche che perdono qualche colpetto (diversi temi trattati non sono proprio all'avanguardia come gli Elii ci hanno abituato). E poi mi sarebbe piaciuto ascoltare di più la voce di Paola Folli, che amo davvero tanto. In sostanza un buon album, dai. Non resta che aspettare la versione live, vero e proprio banco di prova nel quale la band spicca decisamente di più. Compratelo insomma, non lasciate vincere la musica balcanica.




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