10 aprile 2013

Della musica e del suono: 3 album ambient che potresti ascoltare

Lungi da me essere snob o hipster. Dal basso della mia conoscenza musicale, mi limiterò a "consigliare" a chi vuole ascoltare, tre lavori conosciuti durante la mia vita da recuperare il prima possibile. I primi tre che mi vengono in mente. Cercherò di evitare i soliti artisti e le solite opere, inserendo qualcosa di un po' differente e lontano dal mainstream più frenetico: parliamo di musica ambient. Un inno alla musica distesa, rilassante e rilassata.


Partiamo subito con il primo:



Seaworthy - 1897
Un ambiental minimale per chitarra, campionamenti di notebook e riverberi naturali del trio capitanato da Cameron Webb, uscito nel 2009. 
L'album è stato registrato in un vecchio deposito di munizioni a Newport, in Australia. Una chitarra tendente al folk loopata che s'incontra con il field recordings, il tutto intervallato da sottili e morbidi intermezzi Drone. Un album che se fosse un quadro sarebbe un acquerello, così aereo e tenue nelle tinte, così minimale.
Così etereo che a tratti non sembra esserci un'armonizzazione predeterminata, quanto piuttosto un'improvvisazione nel flusso musicale, se non fosse per la chitarra, che trasporta la melodia tra i riverberi naturali dell'edificio in cui l'album è registrato. 
Un album da contemplazione, quiete.







Susumu Yokota - Sakura
Album del 1999, un intreccio tra la musica tradizionale e la contaminazione elettronica ma sempre calda che Yokota porta all'evoluzione, lavoro dopo lavoro.
Disco interessante sotto questo punto di vista, ricorda Brian Eno, orientaleggiante com'è giusto che sia, mostra la forza d'inventiva di uno degli artisti di musica elettronica più importanti e prolifici. La contaminazione nella contaminazione, tra jazz, percussioni a tratti tribali e loop leggeri, il sound ambient resta tanto delicato quanto austero e perfettamente ordinato. Tanto quanto il fiore nipponico del titolo. 
Delicatezza sì, ma trascritta in un ordine rigoroso.







Musette - Datum
Non lo negherò, è uno dei miei dischi preferiti.
L'album è uscito nel mercato discografico nel 2009, in realtà la sua gestazione è quella di una fiaba. Il compositore e pianista Joe Danell per anni ha raccolto e registrato in musicassette le varie creazioni che sgorgavano limpide come acqua di fonte dalla sua fantasia. Ogni opera dell'album è infatti intitolata con una data, cioè quella in cui è stata inizialmente registrata. In seguito le musiche sono state rielaborate con field recordings vari e strumenti acustici che vanno dal violino alla chitarra. Mentre il tutto viene sottolineato dalla melodia tremula e fischiettante di Brita Westerman.
Letteralmente un'esplosione di fresca dolcezza (quasi diabetica), che rimanda a paesaggi bucolici di una Francia d'altri tempi, a suoni eterei e malinconici.
Letteralmente, una soleggiata giornata d'estate trasposta in musica.







Buon ascolto.




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