18 febbraio 2013

L'Angolo della "Nostalgia Canalis ©"

Esordiamo così. Dedicando il titolo di un bel postacchio al simpaticoso Doc Manhattan (se vivete sulla luna qui c'è il suo blog).
Ho deciso di prendere tutte le robine ritrovate per caso che hanno segnato la mia (credo vostra) infanzia.

ATTENZIONE: non mi assumo nessuna responsabilità per possibili attacchi di pianto spaziale dovuti a quest'album.




LA STRAPENNA
Una roba bellissima che voleva essere una penna, però poi invece dentro ci trovavi macchinine, aerei, missili, bombe a mano e trick e track. In tutto questo la penna non scriveva e anche il solo cercare d'impugnarla portava ad artrite e tunnel carpale, considerata la forma non proprio ergonomica. Questa che vedete SPARAVA (con una brutalità inaudita) delle macchinine tamarrissime.






L'OROLOGIO DI DYLAN DOG
Non ricordo precisamente dove lo presi, forse in edicola, forse me lo regalarono. Capo d'abbigliamento modaiolo ed elegante, di fattura pregevolissima. Tanto che dopo dieci giorni mi si bloccò su mezzogiorno meno un quarto. E così è rimasto. Segue metafora bellissima sul tempo che scorre a discapito dei ricordi, che non ho voglia di fare perchè sono pigro.






IL POKÈDEX
Guardate quello schermo, con quel Pikachu tutto pixelloso. Servono altre parole? No seriamente. Aveva anche la calcolatrice e l'agenda incorporata. Per l'impegnata vita dell'allenatore di Pokémon che si mantiene facendo il contabile a Plumbeopoli.






IL RACCOGLITORE DI CARTE DI POKÈMON
Amico fidato di ogni allenatore di Pokémon che si mantiene facendo il contabile a Plumbeopoli, il raccoglitore di carte dei Pokémon conteneva, rigorosamente nell'ordine in cui appaiono tutti i mostricciattoli sul Pokédex, quasi tutte le carte esistenti prima che i mostricciattoli tascabili diventassero gelati, candelabri, sacchi della spazzatura. Memorabili gliscambi vergognosi dove rifilavi carte disegnate da te in cambio di PRIMA EDIZIONE SUPER OLOGRAFICA DA UN MILIONE DI DOLLARI con un "guarda che io ci sto perdendo un botto con questo scambio eh, mi sto rovinando". E il poverino preso da senso di colpa, non solo ti regalava la carta, ma ti dava anche una pacca sulla spalla e i soldi per comprarti la merenda. E sei uno stronzo.





SLOWPOKE
La mia carta preferita. Voglio dire, guardate l'immagine. Una specie di nutria rosa rincoglionita, che fa le smorfie di Barbara D'Urso, nel bel mezzo del wallpaper predefinito con il campo erboso di Windows XP (bei/bui tempi). Che altro dire se non BEST CARD EVER?!





MEW ANTICO
Lo davano al cinema, non a tutti però. Alcuni si dovevano beccare una carta brutta con un uccello. Tutta sbrilluccicosa, con tutti quei colori, quei simboli stranissimi indecifrabili che non hai ancora capito cosa c'è scritto. Probabilmente una bestemmia in sanscrito, o semplicemente "rattata chi legge".







LE BUSTINE TENUTE PERCHÈ SI'
Boh, erano belle, tutte lucccccicose, con i disegni bellissimi stampati sopra. Non ce l'ho fatta mica a buttarle via. Belle. Buone come il pane. Ombra sotto un pino. Mentre t'allontani stai con me forever.






UNA CARTA DI POKÈMON GIGANTE
Che ne so, davvero. Me l'avevano regalata per aver comprato una delle bustine belle come la mattina, acqua cristallina. Però dietro c'è scritto a caratteri cubitali che "NON SI PUO' USARE PER GIOCARE". La tenni nel raccoglitore per oltre dieci anni, perchè non aveva un'utilità. Ora ce l'ha. Serve per mettere qualche foto in più ad un post del blog pieno di minchiate.







LA CARTA POKÈMON DI... CHIMENTI
Io non so. Non so cosa dire. Pensavo d'essermela immaginata. Allora gli ho fatto una foto, tipo quei film horror psicologici che una fa una foto a qualcosa o qualcuno, poi va a sviluppare la foto e quella cosa scompare o compare. Speravo che, una volta sviluppata la foto, rimanesse solo la mia scrivania vuota nella foto... E invece no, è successo davvero. Sulla foto c'è il cantante dei Negrita vestito da portiere di calcio, con il suo nome d'arte dell'epoca: Antonio Chimenti.






IL RACCOGLITORE DI CARTE DI YUGI-OH
"Dragobbiancocchibblu, senza le trecce lo stesso non sei più" cantava Mario Tessuto. Tante carte, tanti nomibbrutti, quasi quanto l'anime.
Piccola chicca per i più attenti: il raccoglitore è della MAUI AND SONS, famosa marca di robbedellascuola, con gli squali antropomorfi con gli occhiali da sole che fanno surf nello spazio. Non chiedete.






I GIOCHI DEL GAMEBOY
I primi tre che ho trovato, ognuno meriterebbe uno spazio apposito, cercherò di comprimerlo tutto qui.

1) SUPER MARIO LAND
Il secondo gioco comprato per Game Boy (il primo era Robocop, che menava Terminator, che doveva essere buono, anzi no, anzi sì, anzi è tutto verde lo schermo e se lo metti controluce si vede 'na mazza). Il primo gioco di Mario sul Game Boy è l'apoteosi del trash. Cose da ricordare sono Mario che spara le palle rimbalzine che stanno nelle patatine al posto delle fireball tipiche, ponti fatti di torsoli di mela che si sfaldano appena ci metti piede sopra, livelli ambientati in posti tipo L'EGITTO, LA CINA, L'ISOLA DI PASQUA, ma soprattutto il fatto che, quando prendi la stella dell'invincibilità, parte QUESTO:


2) STREET FIGHTER II
Che dire se non SONIC BOOM SPAMMATO A RAFFICA?! Si muoveva tutto a scatti, ma sticazzi. Era sempre Street Fighter II. Giornate passate a cercare di vedere sotto la gonna di Chun Li inclinando il Game Boy. Ecchevvelodicoaffà.

3) POKÈMON VERSIONE BLU
"M'ha detto mio cuggino che se vai alla nave alle 22 e 37, col fuso orario di Calcutta e fai una giravolta, falla un'altra volta, guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu e poi usi taglio sul capitano della nave che sta a vomità, poi ti appare un camioncino guidato da Mew."
Passate le 400 ore di gioco. 351 pokèmon. Milioni di leggende metropolitane.






IL PICCOLO MODELLINO DI KENSHIRO
Dalla foto sembra gargantuesco, invece è grande quanto un pollice. Che dire, icona dell'infanzia, maestro di vita, sempre imbronciato con gli occhi alla Valerio Staffelli. Sprizza AI UO' TORIMODOSEH da tutti i pori.
Era assieme alla ristampa di Hokuto No Ken D-Books, che è formato rilegatobbene e costa altrettanto tantobbene. E si finisce sul lastrico per completarla. Grazie Ken.






L'AUTORITRATTO
Fa molto Van Gogh. Segno della grande autostima che mi contraddistingue, un misto tra un identikit di uno stupratore seriale e Bruno Sammartino. Da notare la pappagorgia notevole, simbolo dell'infanzia da grassottellissimo passata. 
Non saprei dire quanti anni avevo, però posso dirvi che ancora oggi disegno così, se non peggio.





E per ora è tutto.
Ciriciao super amicissimi!









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